Dottor Giulio Casini
Laureato in Psicologia con indirizzo Applicativo presso l’Università La Sapienza di Roma, si specializza in Psicoterapia presso il C.I.I.C.S. di Torino e in Grafologia presso l’Associazione Francese di Grafologia di Roma.
Presidente dell’Associazione Italiana Psicologia della Danza, Direttore del Centro di Psicologia Scolastica di Roma e Vice direttore del Centro di Psicologia dell’Individuo e della Famiglia, interviene in qualità di esperto a diversi programmi RAI rivolti al disagio giovanile ed è inoltre autore di articoli sull’impiego della metafora negli interventi di potenziamento affettivo cognitivo dei giovani e sulle problematiche relative al disagio in età evolutiva.
Ha partecipato al Convegno con l’intervento
“L’amore per la danza: come gestire una grande passione”.
Tematiche trattate:
• Evoluzione individuale e amore per la danza: un’analisi comparata dello sviluppo psicofisico e della passione per la danza nell’individuo;
• La rappresentazione del corpo nell’adolescente, vista come risorsa e come rischio – Come quindi la corretta pratica della danza può favorire lo sviluppo di una immagine di sé positiva, evitando i rischi derivati da un cattivo rapporto col proprio corpo che possono creare disturbi quali l’anoressia , la bulimia, l’autolesionismo…..
• L’io nel rapporto con l’altro: danzare insieme – L’importanza del gruppo nel processo di formazione della personalità e nella ricerca di un ruolo equilibrato con l’altro;
• Giovani e adulti: il rapporto insegnante/allievo/genitore – Le modalità di un rapporto efficace, basato su rispetto, calore, attribuzione di regole e amore ( nel rapporto tra insegnante o genitore ed allievo ) e sulla capacità empatica di comprensione, l’assertività ed il rispetto del ruolo ( in quello tra insegnante e genitore);
• La competizione formativa: promuovere l’autostima – Sull’impiego della componente competitiva della danza come momento di sviluppo e di verifica della capacità di autostima;
• La danza come luogo di integrazione: mente, corpo e affetti – Come favorire mediante la danza il superamento delle scissioni interne dell’individuo, verso una personalità equilibrata e integrata.
L’età evolutiva è un ponte che l’individuo attraversa tra la nascita e l’età adulta; la danza è un ponte tra la terra e il cielo, tra la musica e il silenzio, tra ciò che esiste e ciò che non esiste ancora.
Il bambino che cresce attraversa un mondo che non conosce, di cui vorrebbe afferrare il senso e talvolta non gli è agevole camminare, procedere nella continua scoperta senza tornare a qualcosa di noto, di già conosciuto. Il bambino è un presente che non ha ancora scritto il suo futuro, un lungo movimento nel suo momento iniziale e la danza, nel suo essere sequenza di movimenti su un suono, ci viene allora incontro come meravigliosa metafora dell’evoluzione. Metafora della vita che inizia da un suono, dalla voce, dal battito del cuore ascoltato prima di nascere e poi tanto cercato, rassicurante, nei momenti difficili che seguiranno, quando dovrà accettare di non essere lui tutto il mondo, ma che c’è tutto un mondo al di furoi di lui. Il battito sarà poi, nella danza, l’impulso di base, il tappeto sul quale potrà distendere i suoi sentimenti.
Imparerà a definire la sua fisicità, a sentire il suo corpo attraverso l’abbraccio di chi lo accudirà, perché noi siamo lo spazio che c’è tra le braccia di chi ci ama.
Si dice che nella danza il bambino usi il corpo, ma no, non è vero; in realtà balla con tutto se stesso, superando così la scissione tra un corpo insensato privo dell’anima e un’anima priva di corpo, separazione tanto pericolosa da trovarsi più tardi alla base dei più vari disturbi, tra cui ad esempio quelli del comportamento alimentare ( anoressia e bulimia).
Fondamentale per lo sviluppo armonico del bambino è poi il ballare insieme, perché è nel confronto con il gruppo di coetanei che questi rafforza la stima di sé, migliora la percezione del suo ruolo tra gli altri e apprende le modalità di un comportamento equilibrato e rispettoso, che potrà poi riportare utilmente a scuola, in classe.
Qui avrà poi ad accompagnarlo un insegnante che sarà chiamato a stabilire con lui un rapporto basato su rispetto, calore, regole, fiducia e amore, unico mezzo per la trasmissione di un sapere “vivo” e capace di creare vita in futuro nell’allievo.
Scuola, classe, insegnante ed allievo: termini usati allo stesso modo e nel medesimo senso anche parlando di danza. Ma uno ancora ne manca: genitore. E’ il genitore a poter accompagnare il desiderio del figlio di una vita voluta, non vissuta per caso; desiderio che quando incontra la danza diviene una grande passione che chiede soltanto di non essere spenta.
Possiamo e dobbiamo allora farla vivere accanto agli impegni scolastici, cercando di non porre in competizione due aspetti della vita che possono collaborare e darsi reciproca forza, nell’interesse del giovane. Possiamo appoggiarla ed aiutarla a divenire più solida seguendo il soggetto in età evolutiva senza proiettare su di lui aspettative eccessive o sminuendone al contrario l’impegno.
Potremo così un giorno dirci felici di aver adempiuto al compito che come genitori o insegnanti ci siamo assunti, di aiutare il figlio o l’allievo ( molto spesso una figlia o un’allieva ) a procedere nella sua vita riconoscendone il ritmo e interpretandolo nel modo migliore e più bello: a passo di danza.






